
venerdì 21 dicembre 2007
lunedì 17 dicembre 2007
Il ritorno dei Pooh

La casa del sole, storico brano dei Bisonti, che peraltro era già una cover di The House of Rising Sun degli Animals, è stato riarrangiato e interpretato in chiave moderna dai Pooh, che partiranno in tour il 29 marzo dal palasport di Mantova e toccherà le principali città italiane.
Censura su censura a La7

mercoledì 12 dicembre 2007
La (possibile) riforma elettorale
Ecco la sintesi della proposta di Enzo Bianco per riformare il sistema elettorale. Si tratta praticamente del sistema tedesco, non ha il premio di maggioranza, ed è un proporzionale con una quota di parlamentari eletti in collegi uninominali che saranno eletti in circoscrizioni che saranno più grandi di quelle dei tempi del maggioritario. L’unica novità sostanziale e, forse, apprezzabile è la possibilità di tornare a scegliere direttamente la mertà dei parlamentari. Però scompare di fatto il bipolarismo.
Premier. Non c'è vincolo di coalizione e, quindi, sulla scheda, a differenza di quanto è accaduto l'ultima volta, non ci sarà l'indicazione del candidato premier. Potrà esserci l'indicazione di una volontà d'intenti ad allearsi con una o con l'altra parte politica. Ma non si tratterà di indicazioni vincolanti.
Attribuzione dei seggi. Il 50 % saranno assegnati con i collegi uninominali e per l'altra metà con liste circoscrizionali (in numero superiori a quelle attuali) bloccate senza voto di preferenza.
Circoscrizioni. Diventerebbero 32 contro le 26 attuali. Da numero delle circoscrizioni dipende il rapporto voti-seggi a danno o a vantaggio dei singoli partiti a seconda della loro dimensione. Più chiaramente, siccome il metodo di conteggio è il D'Hondt (matematico belga di fine ottocento), più piccola è la circoscrizione e più questo avvantaggia il partito più grande (ma non chiedetemi di spiegarlo). E' anche vero però che aumentare le circoscrizioni costituisce un filtro e una barriera ai micro-partiti. Trentadue è un numero che accontenta anche Rifondazione e la filiera dei partiti piccoli ma non così piccoli.
Soglia di sbarramento. Esiste una soglia nazionale del 5 per cento che però non può andare bene a Lega, Udeur e altri partiti molto forti in alcune zone ma deboli se visti in un'ottica nazionale. La soluzione quindi potrebbe essere l'introduzione di una seconda soglia al 7 per cento a livello regionale o macroregionale. Esempio: La Lega in Lombardia va molto oltre il 7 per cento ma ha lo 0,5 in Toscana ed è giusto che "risponda" in termini di deputati eletti a quel 7%. La doppia soglia va incontro ai partiti che hanno un forte radicamento locale. Insomma, un modo per accontentare tutti.
Recupero dei resti. La soluzione condivisa sarebbe quella di attribuire seggi sulla base dei resti se quel partito ha superato la soglia di sbarramento del 5% nazionale o del 7 per cento a livello circoscrizionale.
La scheda. Il testo-Bianco in questo indica due opzioni. Nella prima ci sarebbe una sola scheda e un solo voto che però vale per due. Cioè indicando il nome del candidato per il 50 per cento dei seggi uninomali, accanto e collegata ci sarebbe la lista "bloccata" circoscrizionale. Per l'esattezza "un solo voto valido sia per il candidato nel collegio uninominale sia per la lista circoscrizionale ad esso collegata". Nella seconda opzione l'elettore dispone di due voti, uno per il candidato nel collegio uninominale, l'altro per la lista circoscrizionale, voto che può essere anche disgiunto.
Quote rosa. E' obbligatorio che un terzo dei candidati nelle liste "bloccate" siano donne. "In conformità all'articolo 51 della Costituzione - si legge - si prevede che il numero massimo di candidati dello stesso sesso non possa eccedere i due terzi dei seggi della circoscrizione".
venerdì 7 dicembre 2007
Rerendum elettorale
Redenzione televisiva

mercoledì 5 dicembre 2007
La piattaforma
lunedì 3 dicembre 2007
Goldrake o Winx?


venerdì 30 novembre 2007
Biagi nel ricordo (spiacevole) di chi lo ha denigrato

Erano lontani sia i tempi in cui Biagi aveva diretto il tg1, sia i tempi in cui la politica della cosiddetta seconda repubblica aveva fatto letteralmente scempio di una delle figure più prestigiose del giornalismo italiano. Lo scrittore ed editorialista del Corriere della Sera è stato un esempio di come si materializza il modello giornalistico per eccellenza: sintesi e imparzialità, analisi puntuale, linguaggio semplice e sempre adeguato.
I pezzi giornalistici di Biagi non erano mai uno stratagemma per mettersi in mostra. Egli mostrava i fatti nella loro semplicità e, spesso, nella loro crudeltà. Non è mai appartenuto alla scuola di pensiero – oggi in gran voga – di quelli che praticano il giornalismo alla stregua di un marchettificio senza speranza e, soprattutto, senza regole e scrupoli.
Il giorno dopo la sua scomparsa è anche il momento della retorica, cui però non ci associamo. Preferiamo ricordare, anche se non sarà piacevole, quando nel passato recente Biagi è stato oggetto di una campagna di denigrazione senza risparmio che è stata condotta da colleghi della carta stampata di cui non è più opportuno ricordare le generalità. “Sono almeno 20 anni – si leggeva – che il decano della categoria rimpasta, ma sarebbe più appropriato dire ricicla, le stesse citazioni, le stesse battute, le stesse memorie per servirci sempre lo stesso articolo e gli stessi libri. Sull’Espresso di questa settimana – stiamo parlando del 2005, ndr – per esempio, nonostante si sia agli inizi di luglio e nonostante almeno il giornale gli abbia fatto ripetutamente notare nelle estati scorse che le sue ansie autunnali, oltreché ripetitive, appaiono quanto meno intempestive, è riuscito a riciclare per la milionesima volta la stessa, rancida materia prima: ‘Settembre, andiamo: è tempo di migrare, comincia così una poesia do D’Annunzio. Io che ho una visione poetica, penso che è anche il tempo della prima rata del riscaldamento’. Non è possibile! – aveva ripreso l’articolista, ndr – l’azienda del gas si metta una mano sul cuore e gli condoni la bolletta, così la facciamo finita una volta per tutte”. Ed è solo un assaggio.
Il tentativo di abbattere moralmente un mostro sacro come Biagi ha proposto, in tutta la sua devastazione, lo stato di disastro in cui versa il giornalismo di questo Paese. L’obiettivo di delegittimare un esempio di altissima e rarissima qualità, come al momento non se ne vedono di eguali, finisce per mettere in crisi quanti, in buona fede, si avvicinano alla professione cercando modelli da emulare e strumenti con cui apprendere il modo giusto per lavorare facendo meno danni possibile.
Il fatto che oggi i giovani spesso non abbiano modelli di riferimento non può, dunque, stupire nessuno. Come non può stupire il livello piuttosto basso su cui anche i media di una certa consistenza editoriale hanno finito per attestarsi. Terminata ormai da tempo la corsa alla ricerca della qualità, è rimasta solo la rissa. E nella rissa vince, in genere, chi urla e dispensa botte più forte degli altri.
Il giornalismo nella sua dimensione provinciale – dove per provinciale si intende semplicemente l’accezione geografica dell’espressione – dove è ancora più difficile restare a galla se non si esercita un minimo di mercimonio di se stessi, l’assenza di modelli di qualità accentua gli stati di isolamento rispetto a scenari politici schizofrenici e spesso clamorosamente impreparati culturalmente.
Diciamo che fino a ieri si sarebbe potuto pensare di leggere Biagi per sentirsi confortati rispetto a chi non conosce affatto la professione. Ora che lui non c’è più si potrà trovare rifugio “solo” in ciò che è stato scritto, sapendo che non si leggerà più qualcosa di nuovo in futuro e sapendo di essere tutti quanti un po’ più soli.
Pubblicato su l’Attacco il 7 novembre 2007


