
Buon anno a tutti. Pubblico, di seguito, una poesia del mio amico Padre Gianni Fanzolato, missionario Scalabriniano che ha vissuto tanti anni in America Latina e che da qualche anno è nella casa scalabriniana di Loreto. Oltre che essere una persona straordinaria - che ha cambiato la mia vita - è ormai anche un eccellente e profondo poeta. D'ora in avanti ho la sua autorizzazione a pubblicare alcuni suoi scritti.
La prima che inserisco nel blog, pur essendo natalizia, fa bene al cuore leggerla anche oggi.
ESPLOSIONE DI LUMINOSITA’…E’ NATALE!
Nella stalla di Betlemme è esplosa una grande luce,
ma nel cuore della Birmania c’è freddo e oscurità.
Nella notte quel bambino emana tanta pace,
ma guerre e odio dilanian gran parte dell’umanità
Gloria e alleluia cantan gli angeli di gioia,
ma fuori rimbomba il cannone e sibillano i fucili,
l’urlo delle sirene lacera la notte macchiata di sangue
e il lamento orante di chi soffre solca il cielo di stelle.
Giuseppe e Maria vegliano il bambino e fanno famiglia,
ma in tante case i piccoli piangono genitori che si lasciano,
le famiglie si distruggono…e l’umanità perisce
e il piccolo bambino singhiozza di dolore per le ferite.
C’è gioia in quella stalla per un bimbo che è nato,
ma quanti piccoli mai nati vorrebbero cantare alla vita,
ma egoismo e paure han soffocato quell’alito di speranza
e l’uomo ferito implora pace e perdono per quel dono perso.
Anche i pastori son felici e portano al bambino tanti doni,
ma sotto tanti alberi di natale c’è di tutto, ma poco amore:
svogliati e nauseati di tutto i bimbi “bene” scartano i regali,
ma in Africa con la pancia gonfia di aria non han nè acqua nè pane da mangiare.
C’è anche un giovane in ginocchio davanti al Bambino nel presepe;
chi ama spargere fango e intorbidare le acque, dicono che i giovani son assenti,
che son fuori dalla Chiesa e non amano il Papa venuto dal freddo:
ma a Loreto erano tanti e tanti a dire a Benedetto che Cristo è l’unica salvezza.
“Sì, amico, sono io Gesù che ti cammino accanto e veglio su di te come una madre,
sono io che ti proteggo, ti libero dal male e caricandoti sulle spalle ti porto in salvo.
Sono io che ti guido, ti insegno il cammino e riempio il tuo cuore della pace,
sono che io che ti ho perdonato e con dolcezza accarezzandoti t’illumino di sole.
Se quest’anno sarà il tuo cuore il mio presepe e i tuoi occhi luce che risplende,
allora il buio della morte, dell’odio e della guerra diventerà radiante luminosità.
ritornerà il sorriso tra babbo e mamma e sarà di nuovo famiglia come d’incanto.
Ricchi e poveri cammineranno insieme nello stupore di condividere ciò che è dono.
E’ un’utopia gridano in tanti,ma cieli e terre nuove saranno realtà, solo se tu lo vuoi,
lasciati prendere per mano, chiudi gli occhi e incomincia a sognare l’impossibile..
Vedrai l’odio si cambierà in amore, la guerra in armonia e ci sarà la pace
In fondo, l’avrai capito, questo e solo questo è natale, tutto il resto poco vale!”
Nella stalla di Betlemme è esplosa una grande luce,
ma nel cuore della Birmania c’è freddo e oscurità.
Nella notte quel bambino emana tanta pace,
ma guerre e odio dilanian gran parte dell’umanità
Gloria e alleluia cantan gli angeli di gioia,
ma fuori rimbomba il cannone e sibillano i fucili,
l’urlo delle sirene lacera la notte macchiata di sangue
e il lamento orante di chi soffre solca il cielo di stelle.
Giuseppe e Maria vegliano il bambino e fanno famiglia,
ma in tante case i piccoli piangono genitori che si lasciano,
le famiglie si distruggono…e l’umanità perisce
e il piccolo bambino singhiozza di dolore per le ferite.
C’è gioia in quella stalla per un bimbo che è nato,
ma quanti piccoli mai nati vorrebbero cantare alla vita,
ma egoismo e paure han soffocato quell’alito di speranza
e l’uomo ferito implora pace e perdono per quel dono perso.
Anche i pastori son felici e portano al bambino tanti doni,
ma sotto tanti alberi di natale c’è di tutto, ma poco amore:
svogliati e nauseati di tutto i bimbi “bene” scartano i regali,
ma in Africa con la pancia gonfia di aria non han nè acqua nè pane da mangiare.
C’è anche un giovane in ginocchio davanti al Bambino nel presepe;
chi ama spargere fango e intorbidare le acque, dicono che i giovani son assenti,
che son fuori dalla Chiesa e non amano il Papa venuto dal freddo:
ma a Loreto erano tanti e tanti a dire a Benedetto che Cristo è l’unica salvezza.
“Sì, amico, sono io Gesù che ti cammino accanto e veglio su di te come una madre,
sono io che ti proteggo, ti libero dal male e caricandoti sulle spalle ti porto in salvo.
Sono io che ti guido, ti insegno il cammino e riempio il tuo cuore della pace,
sono che io che ti ho perdonato e con dolcezza accarezzandoti t’illumino di sole.
Se quest’anno sarà il tuo cuore il mio presepe e i tuoi occhi luce che risplende,
allora il buio della morte, dell’odio e della guerra diventerà radiante luminosità.
ritornerà il sorriso tra babbo e mamma e sarà di nuovo famiglia come d’incanto.
Ricchi e poveri cammineranno insieme nello stupore di condividere ciò che è dono.
E’ un’utopia gridano in tanti,ma cieli e terre nuove saranno realtà, solo se tu lo vuoi,
lasciati prendere per mano, chiudi gli occhi e incomincia a sognare l’impossibile..
Vedrai l’odio si cambierà in amore, la guerra in armonia e ci sarà la pace
In fondo, l’avrai capito, questo e solo questo è natale, tutto il resto poco vale!”
P. Gianni Fanzolato

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